Laura Nessun commento

Negli ultimi anni il termine criptovalute è diventato di uso comune. Con il boom del Bitcoin nel dicembre 2017 sono sempre stati di più i trader che hanno deciso di investire in questo nuovo strumento.

Prima di aprire un conto però è importante conoscere gli obblighi fiscali che si dovranno rispettare e le eventuali imposte da versare sui profitti. Per prima cosa è opportuno conoscere come funzionano gli Exchange, ovvero i siti dove vengono negoziate le criptovalute. Bisogna sapere se il conto è all’estero e se così fosse si è costretti a compilare sempre il quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Per spiegare meglio gli obblighi fiscali facciamo prima una breve introduzione alla materia.

come si tassano le criptovalute?

Cosa sono le criptovalute?

Le criptovalute sono valute virtuali  in quanto non esistono in forma fisica, ma si generano e si cambiano soltanto in via telematica. Non è possibile trovare in circolazione criptovalute in formato cartaceo o metallico.

Vengono conservate in un portafoglio digiatale/elettronico, denominato wallet  e non sono protette da un ente come un governo o una banca centrale,  ma bensì vengono gestite da una rete di computer privati e server. Si possono negoziare in qualsiasi momento, in qualsiasi giorno della settimana proprio perché il loro scambio non avviene sui mercati regolamentati.

La loro liquidità non è regolamentata da azioni di politica monetaria, come la variazione dei tassi di interesse, ma da meccanismi ed elaborazioni prettamente tecniche ed algoritmiche.

Nel 2009 venne lanciata la prima critptovaluta, il Bitocoin, da un individuo (o forse un gruppo di persone) sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, successivamente ne vennero create molte altre. Oggi le più famose e le più negoziate sono Dadh, Litecoin, Ethereum, Monero, Ripple e altre migliaia non citate.

Le Criptovalute vanno dichiarate?

Abbiamo visto che detenere un conto all’estero presuppone 2 obblighi fiscali:

  1. dichiarare il conto (quadro RW)
  2. dichiarare i redditi

Una persona fisica che decide di acquistare monete virtuali in un deposito presso un portafoglio virtuale, equiparabile ad un conto online estero dovrà compilare il quadro RW della dichiarazione dei redditi ai fini del monitoraggio fiscale e del pagamento dell’imposta IVAFE (corrispondente all’imposta di bollo che si avrebbe su conto deposito italiano)

Trattandosi di somme detenute all’estero il possesso del conto (wallet) va sempre dichiarato. 

Anche in questo caso non dichiarare il conto all’estero presuppone le seguenti sanzioni:

  • €258 sanzione fissa per mancata compilazione del quadro RW
  • sanzione da 3% al 15% delle somme non indicate in RW
  • proroga di 1 anno del termine di prescrizione

Diversamente, dichiarare i redditi non è sempre obbligatorio.

Al pari di tutti gli altri strumenti finanziari, se presente una minusvalenza, non è obbligatorio dichiararla.

E se invece si sono ottenuti dei guadagni sulle criptovalute?

Bisogna pagare le tasse sui guadagni di criptovalute?

L’Agenzia delle Entrate considera le Criptovalute al pari delle VALUTE TRADIZIONALI.  Pertanto al di sotto del limite di €51.645,69 non soggette a tassazione del 26%.

Il calcolo delle plusvalenze o minusvalenze relative alle operazioni in valuta deve essere fatto solo se la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta intrattenuti sia superiore a €51.645,69. Superato questo limite per almeno 7 giorni consecutivi, l’Agenzia delle Entrate considera la compravendita di criptovalute un’attività speculativa.

E’ necessario valutare se si è superato questo limite in base a tutti i conti in valuta non euro detenuti.

Se si supera il limite di €51.645,69 e non si dichiararano i redditi si incorre nelle seguenti sanzioni

  • Infedele dichiarazione – sanzione fissa di €250
  • Sanzione dal 30% al 90% delle imposte non pagate, maggiorate di 1/3
  • Se non si presenta la dichiarazione – proroga di 1 anno del termine di prescrizione

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