Laura Nessun commento

I vantaggi del Regime Dichiarativo

Quali sono i vantaggi del regime dichiarativo?

POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE PIÙ BROKER

1. Vantaggi del Regime Dichiarativo: scelta di più broker

La scelta del broker è la prima decisione da prendere prima di iniziare l’attività di trading. Sul mercato esistono un vastissimo numero di broker specialmente se non ci si limita ai broker italiani.

I broker con sede legale o con succursale in Italia e che quindi possono essere sostituti d’imposta (regime amministrato) sono meno rispetto ai broker in regime dichiarativo (broker esteri). Il primo vantaggio del regime dichiarativo è la possibilità di scegliere un broker che nella maggior parte dei casi presenta COMMISSIONI INFERIORI.

Le commissioni hanno un impatto rilevante sui rendimenti derivanti dal conto trading, perciò è conveniente scegliere il broker che permette di risparmiare maggiormente.

Inoltre i broker esteri hanno PIATTAFORME PIÙ EFFICIENTI. Non tutti i broker offrono gli stessi prodotti o forniscono la possibilità di operare in tutte le borse globali. I broker esteri permettono l’ACCESSO A PIÙ MERCATI CON PIÙ STRUMENTI FINANZIARI.

L’offerta italiana è abbastanza limitata, spesso non si trovano alcuni strumenti oppure hanno costi di gran lunga superiore a quelli stranieri. Ad esempio se si vuole acquistare o vendere opzioni americane, le cd. stock option, l’accessibilità a tale mercato è possibile soltanto tramite intermediari esteri.

PIÙ MARGINALITÀ SUL CONTO

2. Vantaggi del Regime Dichiarativo: più marginalità sul conto

Con il regime dichiarativo l’investitore dovrà occuparsi personalmente di inserire i suoi profitti o le perdite in dichiarazione dei redditi entro l’anno successivo. I calcoli da inserire in dichiarazione dovranno essere fatti dopo il 31.12 e le imposte andranno versate entro il 30.06 dell’anno successivo.

E’ evidente che così facendo l’investitore potrà tenere i profitti lordi sul conto fino a metà dell’anno successivo. Il trader otterrà subito i profitti ma verserà le imposte l’anno dopo.

Al contrario, nel regime amministrato quando si chiude una posizione in profitto viene immediatamente tassata dal broker (poiché sostituto d’imposta).

Il vantaggio del regime dichiarativo è quello di permettere all’investitore di avere PIÙ LIQUIDITÀ’ SUL CONTO. Il trader potrà reinvestire il guadagno ottenuto magari incrementando ancora il proprio capitale. Ne deriva che con il regime dichiarativo si ha PIÙ LEVA DISPONIBILE sul proprio conto trading.

OTTIMIZZARE LA TASSAZIONE

3. Vantaggi del Regime Dichiarativo: ottimizzare la tassazione

Si risparmia con il regime dichiarativo?

Con il dichiarativo si può ridurre l’impatto fiscale del proprio conto trading, ma con questo non si può dire che con il regime dichiarativo si pagano meno imposte poiché la tassazione è identica all’amministrato. Quello che fa la differenza e che presenta un grosso vantaggio è la modalità con cui viene calcolato il profit & loss. Il broker accrediterà all’investitore i profitti lordi, sarà poi quest’ultimo ad inserirli tutti nella dichiarazione dei redditi. Il trader si occuperà della compensazione di plusvalenze e di minusvalenze realizzate che gli permetteranno di ridurre le imposte da pagare, e pertanto ne deriva un risparmio.

Le strategie che possono essere messe in atto e che portano diversi vantaggi del regime dichiarativo sono molteplici. Dichiarativo.com ha attuato 8 strategie fiscali di ottimizzazione fiscale che permettono numerosi vantaggi.

Se si hanno più conti trading il regime dichiarativo è molto più vantaggioso poiché permette di compensare le plusvalenze di un conto con le minusvalenze di un altro conto trading, in questo modo si riduce l’impatto fiscale e si pagano meno imposte. Inoltre le perdite potranno essere inserite in dichiarazione e si potranno utilizzare per ciascun altro conto nei 4 anni successivi.

Ad esempio se si detiene un conto trading estero che presenta plusvalenze per €3.000 e un altro conto trading con minusvalenze per €3.500, questi due conti si compenseranno. Il trader non solo non pagherà imposte (a differenza del regime amministrato) ma potrà portare a nuovo €500 di perdite da utilizzare nei 4 anni successivi.

Conoscere, comprendere e mettere in atto i vantaggi del regime dichiarativo porterà l’investitore a versare meno imposte e pertanto ad avere più liquidità da investire sul proprio conto trading.

 

Laura Nessun commento

Indice Guida Fiscale Trading

Dichiarativo.com ha creato una guida all’ottimizzazione fiscale con 8 lezioni  che permettono di trarre più vantaggi dal Regime Dichiarativo e che comportano una riduzione dell’impatto fiscale del proprio conto trading.

Quali sono queste strategie fiscali? 

Abbiamo creato 8 lezioni in cui spieghiamo le strategie con video ed esempi. Ad ogni lezione abbiamo attribuito un punteggio in base alla difficoltà di attuazione (basso-medio-alto).

Per qualsiasi dubbio o chiarimento non esitare a contattarci!

Vediamo ora in sintesi di cosa andremo a parlare:

Lezione 1: Bilanciare le plusvalenze

Nella prima lezione esamineremo l’importanza di effettuare una fotografia della situazione dei  propri investimenti chiusi e aperti prima della fine dell’anno. Potrebbe essere conveniente chiudere posizioni in minusvalenza per ridurre/azzerare le plusvalenze e non pagare in questo modo tasse per l’anno in chiusura.

Lezione 2: Bilanciare le minusvalenze

Nella seconda lezione valuteremo la situazione opposta alla prima, ovvero la chiusura di posizioni in profitto per ridurre le minusvalenze e quindi protrarre nel tempo la loro scadenza.

Lezione 3: Non perdere le minusvalenze

Vedremo poi l’importanza delle minusvalenze e di quanto sia fondamentale non farle scadere per ottimizzare la tassazione future del conto trading.

Lezione 4: Tassazione ETF

Parleremo della possibilità di utilizzare i profitti derivanti da ETF per detrarre le varie spese (spese mediche, assicurative, di ristrutturazione edilizia, ecc.)

Lezione 5: Fiscalità dividendi esteri

La fiscalità dei dividendi esteri è un tema cruciale per gli investitori. Discuteremo della doppia imposizione e delle varie aliquote applicate dai paesi. Ci interrogheremo se è sempre conveniente acquistare titoli che potrebbero distribuire un dividendo estero.

Lezione 6: Dividendi su CFD

Rimanendo in tema di dividendi vedremo poi come minimizzare la tassazione dei dividendi esteri acquistando CFD piuttosto che il titolo sottostante.

Lezione 7: Single Stock Futures

Scopriremo che acquistando i Single Stock Futures non pagheremo il 26% sugli interessi poiché il costo di finanziamento dei SSF viene implicitamente compreso nel prezzo.

Lezione 8: Redditi di Capitale

Infine nell’ultima lezione ci soffermeremo sulla possibilità di optare per una tassazione opzionale (ordinaria) per i redditi di capitale e utilizzare quest’ultimi a compensazione di varie spese (spese mediche, assicurative, di ristrutturazione ecc.)

 

*I contenuti delle guide fiscali non costituiscono consulenza fiscale o finanziaria e pertanto ogni decisione dell’utente dovrà essere assunta previa consulenza di un professionista del settore di riferimento.

Laura Nessun commento

Lezione 7: Single-Stock Futures

Guida fiscale trading: lezione 7

Risparmia sulla tassazione con le guide fiscali del Regime Dichiarativo!

Quando si effettua un investimento finanziario, in alcuni casi, si pagano degli interessi.

Investire in CFD comporta un addebito di interessi. Lo stesso per un investimento in azioni senza la disponibilità di liquidità (a leva).

Abbiamo visto nelle precedenti lezioni che i costi di finanziamento non sono fiscalmente deducibili poiché non si compensano con le plus/minusvalenze derivanti da investimenti finanziari. Al contrario gli interessi in credito vanno a tassazione separata e vengono tassati al 26%.

E’ presente una tipologia di strumenti finanziari che comprende nel prezzo il costo del finanziamento, pertanto l’interesse farà parte della plusvalenza o minusvalenza alla chiusura del trade.

Quali sono questi strumenti?

Si tratta dei future su azioni (o single stock future, SSF), ovvero degli strumenti derivati molto standardizzati, negoziati sui mercati regolamentati. Nei SSF acquirente e venditore si impegnano a negoziare in data futura stabilita una quantità concordata di titoli azionari (underlying), ad un prezzo fissato all’atto della stipula del contratto. Entrambe le parti sono obbligate a scadenza a effettuare la prestazione.

Il soggetto che compra il future deve acquistare a scadenza le azioni, assume una posizione lunga (long). Il soggetto che vende si impegna a consegnare a scadenza le azioni, assume una posizione corta (short).

Nella settima lezione scopriamo come risparmiare il 26% di tassazione sugli interessiLezione 7: Single-Stock Futures 5

Questa volta la difficoltà per attuare la strategia è alta, ma se compresa comporta un risparmio del 26% sugli interessi e dividendi.

I Single Stock Future prevedono che l’interesse venga sempre compreso nel prezzo, pertanto non va a tassazione separata. Il costo del finanziamento viene sommato alla plusvalenza o alla minusvalenza alla chiusura del trade e viene inserito nei redditi diversi.

Investire in Future su azioni permette un risparmio del 26% sul finanziamento dello strumento.

Inoltre su alcuni Single Stock Futures anche il dividendo è compreso nel prezzo, perciò si trasforma il dividendo in un un reddito diverso e si potrà compensare con eventuali minusvalenze, non pagando il 26% su quest’ultimo.

*I contenuti della presente pagina non costituiscono consulenza fiscale o finanziaria e pertanto ogni decisione dell’utente dovrà essere assunta previa consulenza di un professionista del settore di riferimento.

Laura Nessun commento

Lezione 8: Redditi di Capitale

Guida fiscale trading: lezione 8

Nell’ultima lezione di guida fiscale vediamo un altro vantaggio del Regime Dichiarativo che ci permette di ridurre la tassazione sui Redditi da Capitale!

Cosa sono i Redditi da Capitale?

Rientrano in questa categoria tutti i redditi derivanti dalle rendite finanziarie e dai dividendi di partecipazione. I Redditi da Capitale vengono disciplinati dagli articoli 44 e 45 del TUIR, anche se il Fisco non definisce esplicitamente quali sono questi redditi.

Possiamo però classificare i redditi di capitale in queste categorie:

INTERESSI e altri proventi derivanti da conti correnti o conti depositi (trading)

CEDOLE ovvero interessi di obbligazioni o Titoli di Stato

DIVIDENDI, parte dell’utile che viene consegnata da una società ai suoi azionisti

ETF ARMONIZZATI, fondi d’investimento conformi alle direttive europee

I redditi di Capitale ordinariamente vanno a tassazione separata e vengono tassati al 26% e si inseriscono nel quadro RM del Modello Redditi. Non possono essere compensati con le plusvalenze e minusvalenze da strumenti finanziari che vengono inseriti nel quadro RT.

In questa lezione scopriamo come ridurre le imposte sui Redditi di Capitale

La difficoltà per attuare questa strategia è bassa.

Lezione 8: Redditi di Capitale 7

Sulla tassazione dei dividendi italiani e esteri ci siamo già soffermati nelle precedenti lezioni di guida fiscale (lezione 5) e abbiamo visto come quest’ultimi vengono sempre tassati al netto in frontiera al 26%. Non è possibile optare per un’altra tassazione.

Per interessi, cedole e etf armonizzati potrebbe convenire optare per una tassazione opzionale, ovvero la tassazione ordinaria. Cosa cambia?

A tassazione ordinaria si paga l’aliquota dello scaglione di reddito di appartenenza, che per redditi inferiori a €15.000 è al 23%.

Inoltre se si posseggono molte spese mediche, di ristrutturazione edilizia si possono compensare i redditi di capitale arrivando a diminuire notevolmente o anche azzerando le imposte sui redditi da capitale.

 

 

Laura Nessun commento

Scadenze Fiscali e Ravvedimento Operoso per il Regime Dichiarativo

Ritardo nel dichiarare al fisco il tuo conto trading?
Sei ancora in tempo per sanare la posizione!

Prima pagherai le imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi e meno sanzioni e interessi di mora dovrai pagare.

Detenere un conto presso un broker italiano o estero in regime dichiarativo presuppone spesso (per i conti italiani) o sempre (per i conti esteri) l’obbligo di inserirlo in dichiarazione dei redditi e di versare le eventuali imposte dovute.

Quali sono le scadenze fiscali entro le quali è obbligatorio versare le imposte e presentare la dichiarazione dei redditi?

  • 30 giugno: prima scadenza per il pagamento delle imposte
  • 31 luglio: seconda scadenza per il pagamento delle imposte, con maggiorazione dello 0,40%
  • 30 novembre: scadenza per l’invio della dichiarazione redditi

Scadenze Fiscali e Ravvedimento Operoso per il Regime Dichiarativo 8

Le prime due scadenze per il pagamento delle imposte sono passate. Cosa bisogna fare?

Anche se le prime due scadenze sono passate è ancora possibile versare l’imposta dovuta tramite il ravvedimento operoso che permette di regolarizzare omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni.

Chi può utilizzare il ravvedimento?

Il ravvedimento è consentito a tutti i contribuenti che intendono regolarizzare spontaneamente il pagamento omesso o ritardato.

Come funziona il ravvedimento per il conto in regime dichiarativo?

Il ravvedimento prevede una sanzione in misura ridotta e gli interessi di mora calcolati in base al numero di giorni di omesso o ritardato adempimento fiscale. 

La sanzione intera prevista è del 30% dell’imposta non versata. La sanzione si riduce al 15% per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza.

Con il ravvedimento la sanzione si riduce ulteriormente a seconda dei termini in cui avviene il pagamento. Fare riferimento allo schema riportato per il calcolo della sanzione ridotta.

Scadenze Fiscali e Ravvedimento Operoso per il Regime Dichiarativo 9

Come si calcola il ravvedimento operoso?

Per calcolare il ravvedimento è necessario conoscere:

  1. La scadenza del tributo
  2. Il numero dei giorni di ritardo in base ai quali si applica una sanzione ridotta diversa
  3. Il tasso legale degli interessi di mora (pari allo 0,05% a partire dal 1° gennaio 2020).

Si riporta un esempio per comprendere meglio il calcolo degli importi dovuti:

→ Imposta dovuta €100,00
→ Data omesso versamento: 30/06/2019
→ Data ravvedimento: 15/09/2019
→ Giorni di ritardo (dal 30/06/2019 al 15/09/2019): 77
CALCOLO SANZIONE: €1,67 (1/9 x 15% = 1,67%)
CALCOLO INTERESSI: €0,17 (€100 x 0,80% x 77/365 = 0,17)

Totale versamento dovuto: €101,84

Dichiarativo.com può assisterti calcolando le imposte dovute sul tuo conto trading. Affrettati, prima regolarizzerai la posizione meno sanzioni dovrai versare!

Contattaci subito per ricevere un preventivo personalizzato e gratuito.

Laura Nessun commento

Investing Roma 2019

Investing Roma 2019 10

Venerdì 04 Ottobre 2019

 

Dichiarativo.com sarà presente all’evento che si terrà al Centro Congressi Fontana di Trevi in piazza della Pilotta a Roma.

Prenota un appuntamento inviando una mail a info@dichiarativo.com per fissare un incontro di 15 minuti durante l’esposizione con il team di Dichiarativo.com.

Evita sanzioni fiscali e dichiara subito il tuo conto trading in regime dichiarativo. Se il conto è all’estero è sempre obbligatorio dichiararlo, anche se non sono state fatte operazioni di trading o se il conto è in perdita. Dichiarare le minusvalenze invece non è obbligatorio ma è preferibile farlo per non perdere la possibilità di compensarle con le plusvalenze dei successivi 4 anni.

Qualora non venisse dichiarato il conto si rischiano le seguenti sanzioni:

Conto estero – mancata compilazione del quadro RW
Mancata compilazione del quadro RW – sanzione fissa di €258
Sanzione dal 3% al 15% delle somme non indicate in RW
Proroga di 1 anno del termine di prescrizione
Se non si dichiarano le plusvalenze
€250 (sanzione fissa) per infedele dichiarazione
Sanzione del 90% delle imposte non pagate maggiorata di 1/3
Se non si presenta la dichiarazione – proroga di 1 anno del termine di prescrizione

Cosa fa Dichiarativo.com?

  1. elabora il conto trading secondo la Normativa fiscale italiana
  2. consegna al cliente un Modello Redditi precompilato da inserire in dichiarazione
  3. effettua e rilascia tutti i calcoli del conto trading
  4. garantisce i calcoli in caso di contestazione da parte dell’Agenzia Entrate
  5. offre il servizio di invio telematico della dichiarazione dei redditi

Prenota subito una consulenza gratuita con i nostri Professionisti.

Per maggiori informazioni visita in sito di www.investingroma.it

 

Laura Nessun commento

Trading Online Expo Milano 2019

Trading Online Expo Milano 2019 11

23/24 Ottobre 2019

Palazzo Mezzanotte, Piazza degli Affari Milano

 

Dichiarativo.com sarà presente alla Trading Online Expo di Milano

Prenota un appuntamento gratuito inviando una mail a info@dichiarativo.com per fissare un incontro di 15 minuti durante l’esposizione con il team di Dichiarativo.com.

Ricordati che il conto trading estero va sempre inserito in dichiarazione dei redditi, anche se in minusvalenza o se non sono state effettuate operazioni. Approfitta e chiedi un incontro gratuito a Dichiarativo.com.

Durante la consulenza potrai chiarire i dubbi relativi alla fiscalità dei conti trading, scoprire i vantaggi del regime dichiarativo, vedere quando è obbligatorio inserire in dichiarazione un conto e conoscere le guide fiscali che permettono un risparmio sulla tassazione.

Vuoi essere sicuro di non rischiare sanzioni fiscali? Chiedi subito una consulenza gratuita a Dichiarativo.com

Detenere un conto estero implica l’obbligo di:

Dichiarare le plusvalenze:

Se non si dichiarano i redditi…
€250 (sanzione fissa) per infedele dichiarazione
Sanzione del 90% delle imposte non pagate maggiorata di 1/3
Se non si presenta la dichiarazione – proroga di 1 anno del termine di prescrizione

Monitoraggio fiscale (quadro RW):

Se non si compila il quadro RW…
Mancata compilazione del quadro RW – sanzione fissa di €258
Sanzione dal 3% al 15% delle somme non indicate in RW
Proroga di 1 anno del termine di prescrizione

Cosa fa Dichiarativo.com?

  1. Applica la normativa fiscale italiana ad ogni operazione del conto trading
  2. Consegna un Modello Redditi precompilato da ricopiare in dichiarazione dei redditi
  3. Rilascia tutta la documentazione dettagliata di calcolo
  4. Garantisce i calcoli
  5. Se necessario, offre il servizio di predisposizione del Modello Redditi ufficiale ed  l’invio all’Agenzia Entrate

Per maggiori informazioni visita la pagina Trading Online Expo Milano

 

 

Laura Nessun commento

Lezione 6: Dividendi su CFD

Guida fiscale trading: lezione 6: CFD e ritenute su dividendi

Il Regime Dichiarativo permette di evitare in alcuni casi la doppia tassazione di dividendi esteri!

Nella lezione precedente abbiamo visto come quasi tutti i dividendi esteri subiscono una doppia imposizione in base al paese di emissione.

E’ possibile evitare questa doppia tassazione?

In parte.

In questa lezione discuteremo di come minimizzare la tassazione dei dividendi esteri acquistando CFD.Lezione 6: Dividendi su CFD 13

La difficoltà per attuare questa strategia è media.

Di cosa si tratta?

Abbiamo visto nella lezione precedente le aliquote per paese di emissione del dividendo.

Per i titoli emessi nei paesi con più alta tassazione dei dividendi, talvolta può convenire investire nel CFD piuttosto che nel titolo sottostante poiché il broker sul dividendo del CFD trattiene solo il 15% e non ritenute più elevate.

*I contenuti della presente pagina non costituiscono consulenza fiscale o finanziaria e pertanto ogni decisione dell’utente dovrà essere assunta previa consulenza di un professionista del settore di riferimento.

Laura Nessun commento

Tassazione Dividendi Esteri

Strategie di ottimizzazione della tassazione dei dividendi esteri

Guida fiscale trading: lezione 5

Cosa sono i dividendi? I dividendi rappresentano gli utili che derivano dal possesso di una partecipazione azionaria, cioè quando una società decide di distribuire parti di utile ai suoi azionisti. La decisione di distribuirli spetta solitamente all’assemblea ordinaria dopo aver definito il bilancio, nel caso decida di non utilizzarli totalmente per l’autofinanziamento.

Come funziona la tassazione dei dividendi esteri?

Entriamo nel dettaglio della tassazione dei dividendi esteri.

Secondo l’articolo 44 del DPR n. 917/86, gli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio (cioè i dividendi) di società ed enti assoggettati all’IRES sono inclusi nei redditi di capitale.

In generale, quasi tutti i Paesi prevedono una ritenuta in uscita per i dividendi erogati nei confronti di soggetti esteri.
La Normativa fiscale italiana prevede una tassazione dei dividendi percepiti da soggetti privati attraverso una ritenuta del 26%.

Doppia tassazione dividendi esteri

I casi che si possono incontrare sono due:

  • nel caso di dividendi emessi da società italiane, l’imposta da versare è del 26%;
  • nel caso di dividendi emessi da società estere, questi sono soggetti a una doppia tassazione: prima viene applicata la ritenuta in uscita dal Paese di emissione del dividendo, poi l’imposta del 26% sull’ammontare netto del dividendo estero percepito.

La doppia tassazione dei dividendi esteri, quindi, fa sì che la base imponibile da assoggettare a tassazione sia quella determinata sul netto frontiera, e non sull’intero dividendo erogato. Il netto frontiera è l’importo dei dividendi esteri al netto delle ritenute del Paese estero.

Nella tabella seguente indichiamo le imposte che vengono applicate nei Paesi esteri e l’imposta totale dovuta per la doppia tassazione (estera + italiana):

Doppia tassazione dividendi esteri

Rimborso doppia tassazione dividendi esteri

E’ possibile ottenere, attraverso una determinata procedura, un rimborso della doppia tassazione dei dividendi esteri, con la diretta applicazione dell’aliquota concordata tra i due Paesi, nel caso in cui sia stata pagata un’aliquota maggiore rispetto a quella prevista dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni. L’importo rimborsato dovrà essere portato nuovamente a tassazione del 26%.

Dichiarativo.com offre un servizio di assistenza alla pratica di rimborso della doppia tassazione dei dividendi esteri per la parte eccedente l’aliquota prevista dalle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni.

Quinta lezione di ottimizzazione fiscale: come sfruttare al meglio la tassazione dei dividendi esteriTassazione Dividendi Esteri 15

Non si tratta di una strategia molto difficile da applicare, più che altro è opportuno valutare fino in fondo certi aspetti prima di acquistare un titolo estero.

Perché inseriamo i dividendi nella nostra guida di ottimizzazione fiscale? Com’è possibile trarne un vantaggio?

In base al Paese di emissione del dividendo cambia l’aliquota fiscale che verrà trattenuta.

I dividendi vengono tassati alla fonte, ovvero nel Paese di emissione del dividendo. Inoltre il dividendo al netto di questa trattenuta viene tassato al 26% in Italia. Si parla pertanto di doppia imposizione.

Riportiamo un esempio pratico: 
Riceviamo un dividendo francese di €100.
Su questo viene trattenuto il 30%.
In Italia il dividendo sarà di €70.
Per la doppia imposizione, verrà a sua volta tassato al 26%, facendo guadagnare solo €51,8.
Pertanto vi sarà una tassazione del 48,2%.

Quindi, acquistando un’azione francese, in caso di emissione del dividendo la tassazione su quest’ultimo sarà del 48,2%. E’ opportuno valutare questa situazione prima di acquistare un’azione.

E se invece acquistassimo un titolo svizzero?

Riceviamo un dividendo svizzero di €100.
Su questo viene trattenuto il 35%.
In Italia il dividendo netto sarà di €65.
Verrà a sua volta tassato al 26%, facendo guadagnare €48.
La tassazione sarà quindi del 61%.

Prima di acquistare un’azione estera è importante essere al corrente che se verrà rilasciato il dividendo si pagherà una doppia tassazione.

E’ necessario, prima di acquistare un titolo, valutare se conviene investire in titoli a doppia tassazione sui dividendi.

E’ possibile ridurre questa doppia tassazione? In alcuni casi si. Come? Scopri subito la nostra sesta lezione di ottimizzazione fiscale!

*I contenuti della presente pagina non costituiscono consulenza fiscale o finanziaria e pertanto ogni decisione dell’utente dovrà essere assunta previa consulenza di un professionista del settore di riferimento.

Laura Nessun commento

Sanzioni Fiscali Conti Trading

Sanzioni Fiscali se non si dichiara il Conto Trading.

Quando è obbligatorio dichiarare il conto trading in regime dichiarativo?

Per rispondere a queste domande è opportuno differenziare un conto italiano (o aperto tramite succursale italiana) e un conto estero in regime dichiarativo.

In entrambi casi è sempre obbligatorio dichiarare i redditi, ovvero i profitti realizzati. Dichiarare le minusvalenze invece non è obbligatorio, ma è preferibile farlo per non perdere la possibilità di compensarle con le plusvalenze dei 4 anni successivi.

Solo per i conti esteri è obbligatorio dichiarare il conto ai fini del monitoraggio fiscale. Questo obbligo si concretizza con la compilazione del quadro RW del Modello Redditi e il pagamento dell’imposta IVAFE. Non vi sono soglie al di sotto delle quali viene meno questo obbligo. Ogni deposito effettuato su un conto estero deve essere inserito in dichiarazione.

Vengono effettuati controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate?

I controlli sui conti depositi (conti trading) da parte dell’Agenzia delle Entrate sono diventati ancora più stringenti.

Per aumentare la trasparenza fiscale e quindi impedire l’evasione fiscale transfrontaliera è entrato in vigore il cd. SCAMBIO AUTOMATICO DI INFORMAZIONI. Di cosa si tratta?

Con gli accordi internazionali di scambio informazioni il Fisco Italiano è in possesso dei dati dei beni posseduti all’estero da ciascun residente italiano dall’anno 2016.

L’intermediario italiano (banca) da cui partono o si ricevono bonifici da/o per l’estero comunica gli importi al Fisco Italiano.

Lo scambio automatico di informazioni tra le Amministrazioni Fiscali dei Paesi aderenti al Common Reporting Standard (CRS) (la maggior parte dei paesi white list) fa si che il Fisco Italiano ha la disponibilità dei dati degli investimenti esteri di ciascun contribuente italiano.

Non ho dichiarato il conto negli anni passati. Sono ancora in tempo per regolarizzare la situazione?

L’Agenzia Entrate scrive ai contribuenti chiedendo l’adempimento spontaneo a dichiarare gli investimenti posseduti all’estero.

Con il provvedimento n. 247672/2019 l’Agenzia Entrate definisce le attività di analisi dei dati ricevuti dalle Amministrazioni Fiscali degli altri paesi per “promuovere l’adempimento spontaneo dei contribuenti che non hanno dichiarato nel quadro RW, in tutto o in parte, le attività finanziarie detenute all’estero nel 2016, nonché gli eventuali redditi percepiti in relazione a tali investimenti”.

In pratica l’Agenzia Entrate invierà a tutti i soggetti titolari di investimenti esteri nell’anno 2016 una comunicazione contenente gli estremi delle posizioni conosciute che non risultano essere state inserite nel quadro RW invitando il contribuente a regolarizzare la posizione.

Come si regolarizza la posizione?
  • presentando una dichiarazione dei redditi integrativa;
  • versando l’imposta IVAFE derivante dal possesso degli investimenti all’estero maggiorata di sanzioni ed interessi;
  • versando le imposte sui redditi derivanti da tali investimenti maggiorate di sanzioni ed interessi.
Le sanzioni sono ancora in misura ridotta ma sono comunque maggiori rispetto alle sanzioni che si sarebbero pagate in caso di adempimento tardivo ma spontaneo, senza l’invito ad adempiere da parte dell’Agenzia Entrate.

L’attività programmata dall’Agenzia Entrate con riferimento all’anno 2016 era già stata attuata in forma minore per l’anno 2015: è del tutto evidente che l’Agenzia utilizzerà sempre di più i dati in suo possesso per scovare i redditi non dichiarati e i patrimoni non comunicati.

Non è possibile sottrarsi ai propri obblighi dichiarativi.

Abbiamo visto che detenere un conto trading in regime dichiarativo comporta DUE OBBLIGHI FISCALI:

  1. Dichiarare i redditi – sia per conti italiani sia per conti esteri
  2. Monitoraggio fiscale (quadro RW) – solo per conti esteri

Quali sono le SANZIONI FISCALI previste qualora non venisse dichiarato il conto?

Il non ottemperare agli obblighi fiscali comporta le seguenti sanzioni:

…se non si dichiarano i redditi:

  • Infedele dichiarazione – sanzione fissa di €250
  • Sanzione dal 90% al 180% delle imposte non pagate, maggiorate di 1/3
  • Se non si presenta la dichiarazione – proroga di 1 anno del termine di prescrizione

…se non si compila il Quadro RW:

  • Mancata compilazione del quadro RW – sanzione fissa di €258
  • Sanzione dal 3% al 15% delle somme non indicate in RW
  • Proroga di 1 anno del termine di prescrizione

Non hai dichiarato il tuo conto trading? Contatta subito Dichiarativo.com per regolarizzare la posizione evitando sanzioni fiscali!