Laura Nessun commento

L’investitore o trader deve scegliere il regime fiscale al momento dell’apertura del conto e può cambiare da un regime all’altro ma con decorrenza sempre dal 1 gennaio dell’anno successivo.

Regime Dichiarativo

Il regime dichiarativo è il regime di risparmio fiscale in cui l’investitore o il trader riceve sul suo conto trading i proventi lordi delle vendite di titoli, senza ritenute di imposta, e deve preoccuparsi ogni anno di calcolare e indicare lui stesso il reddito da trading da mandare a tassazione nella dichiarazione dei redditi, per poi procedere a versare allo stato le imposte. Quindi, a differenza degli altri regimi, il regime dichiarativo è l’unico in cui la banca o broker non è sostituto d’imposta.
I proventi da dichiarare in regime dichiarativo sono i redditi diversi (plusvalenze), redditi di capitale (interessi, dividendi, cedole), e redditi ordinari (plusvalenze da ETF non-armonizzati, che non vanno a tassazione separata).

regime dichiarativo per il conto trading

che cos’è il regime dichiarativo? la scelta del regime fiscale, può influire sui profitti del trader.

Regime Amministrato

Il regime amministrato è il regime fiscale dove la Banca o la Sim o il Broker sono sostituti d’imposta e effettuano i calcoli operazione per operazione accreditando al cliente il netto decurtato delle imposte. Il regime amministrato ha come conseguenza una tassazione immediata degli utili da trading, siano essi redditi diversi o redditi di capitale.

Nel regime amministrato l’intermediario calcola le plus/minusvalenze a ogni singola operazione di vendita conteggiando il costo con il metodo del prezzo medio d’acquisto. Quando, detratte le eventuali precedenti perdite, risulta un utile, trattiene l’imposta del 26%; quando invece risulta una minusvalenza, la utilizzerà per compensare le plusvalenze realizzate successivamente, poiché quelle sulle quali ha già trattenuto l’imposta non rientrano più nel conto.

Il regime dichiarativo subisce una tassazione diversa a quella del regime amministrato?

La tassazione dei redditi è identica a prescindere dal regime fiscale adottato, dichiarativo o amministrato salvo una differenza nella modalità di calcolo del capital gain nonché nella modalità e nella tempistica di applicazione dell’imposizione. Queste due differenze possono creare una opportunità di ottimizzare la tassazione per il trader in regime dichiarativo.

Confronto tra regime dichiarativo e amministrato

Caratteristiche del “regime dichiarativo”Caratteristiche del regime del “risparmio amministrato”
Tassazione in base al realizzo dei redditi su base annuale con obbligo di calcolo e di redigere la dichiarazione dei redditi da parte del contribuente: pagamento delle imposte annualmente.Tassazione in base al realizzo, per ciascuna operazione, dei redditi diversi, con applicazione, da parte degli intermediari abilitati, delle imposte sostitutive.
Calcolo delle plusvalenze da assoggettare a tassazione con il metodo LIFO (Last In First Out = Ultimo ad entrare, primo ad uscire).Calcolo delle plusvalenze da assoggettare a tassazione con il metodo del costo medio ponderato.
Possibilità di compensare le plusvalenze con le minusvalenze e di riportare a nuovo le minusvalenze eccedenti, compensabili con plusvalenze successive entro 4 anni.Possibilità di compensare le plusvalenze con le minusvalenze precedentemente conseguite solo nello stesso conto senza possibilità di compensarle con altri conti. Le eccedenze negative sono compensabili con plusvalenze successive entro 4 anni.
Esclusione dall’applicazione di questo regime per le plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni qualificate, per le quali è sempre obbligatorio il regime della dichiarazione dei redditi.

Come calcolare le tasse nel regime dichiarativo?

Il calcolo delle tasse nel regime dichiarativo deve essere fatto direttamente dall’investitore o da un servizio come quello proposto da Dichiarativo.com, ricostruendo la movimentazione del suo portafoglio secondo il metodo LIFO (last in first out = l’ultimo a entrare è il primo a uscire). Va mantenuta evidenza di tutti gli acquisti e per il calcolo delle plusvalenze si procede a ritroso, cioè considerando venduti per primi i titoli acquistati per ultimi.

Se alla fine dei conti il risultato evidenzia una plusvalenza, la si può compensare con minusvalenze degli anni precedenti oppure con le minusvalenze certificate dagli intermediari finanziari (derivanti dalla chiusura di un rapporto amministrato o gestito).

Se invece risulta una minusvalenza  la si accantona per dedurla dalle plusvalenze realizzate nei quattro anni successivi, cd. zainetto fiscale.

Le attività finanziarie possono produrre tre tipi distinti di reddito:

  1. redditi di capitale (interessi, dividendi, cedole, plusvalenze ETF armonizzati, …)
  2. redditi diversi di natura finanziaria (differenza tra corrispettivo percepito e costo d’acquisto)
  3. redditi ordinari (redditi che non vanno a tassazione separata: plusvalenze da ETF non-armonizzati)

Che cosa sono i redditi di capitale?

I redditi di capitale sono generalmente composti da:

  • Gli interessi percepiti dal broker
  • Le cedole pagate da obbligazioni
  • I dividendi pagati da azioni ordinarie, preferite, qualificate e non qualificate. Ma non da fondi comuni, sicav o ETF
  • I proventi derivanti da riporti e pronti contro termine su titoli e valute
  • Le plusvalenze di ETF armonizzati (UCITS)

Quali sono i redditi diversi di natura finanziaria?

  • Le plusvalenze/minusvalenze su azioni, futures, cfd, opzioni, cfd forex
  • Minusvalenze su ETF armonizzati
  • Minusvalenze su ETF non-armonizzati
  • Plusvalenze/minusvalenze su valuta estera, se la giacenza complessiva supera  51.645,69 euro per almeno 7 giorni consecutivi

Quali sono le aliquote di tassazione degli strumenti finanziari del trading online?

L’aliquota di tassazione nel trading online è il 26% nella maggior parte dei casi. Solo le obbligazioni nazionali e sovranazionali e equiparati, godono di una aliquota ridotta al 12,50%, mentre nel caso di plusvalenze su ETF non-armonizzati l’aliquota è quella marginale del contribuente in quanto si somma a tutti gli altri redditi.

Con la tabella sottostante si è voluto fornire un riepilogo delle aliquote applicabili all’investitore o trader privato, limitato agli strumenti finanziari più diffusi. Le aliquote sono quelle applicate sia in regime dichiarativo che in regime amministrato.

Persone fisiche residenti
Possesso/compravendita di:Redditi di capitaleRedditi diversi
ImpostaImposta
Titoli di Stato della Comunità Europea ed equiparati (sovranazionali)12,50%
Obbligazioni emesse da Società quotate, indipendentemente dalla durata.26%
Azioni quotate26%
Derivati26%
ETF armonizzati*26%*
ETF non armonizzati da regolare in sede di dichiarazione dei redditi a tassazione ordinaria
ETC armonizzati26%
Quote di OICR immobiliari chiusi26%
 Dividendi 26%
 Interessi * 26%*
  • con possibilità in sede di dichiarazione di optare per la tassazione ordinaria

 

Dichiarativo.com è specializzato nell’elaborazione fiscale dei dati del conto trading per il regime dichiarativo, per aiutare il trader a calcolare le tasse giuste per la dichiarazione dei redditi.

Spieghiamo come funziona il nostro servizio in un breve video (1min)

Servizio di Fiscalità per Conti Trading

Domande frequenti a proposito del regime Dichiarativo per il conto trading:

❓ Il regime dichiarativo è più vantaggioso del regime amministrato?

Fiscalmente, si: perché permette di pianificare ed ottimizzare la tassazione a vantaggio del contribuente

❓ Quali sono le aliquote di tassazione nel regime dichiarativo?

Le aliquote nel trading sono due: il 12,50% su titoli di stato ed equiparati, e il 26% su tutti gli altri strumenti. Le aliquote per il regime dichiarativo il regime amministrato sono le stesse.

❓ Si possono compensare le plusvalenze di un conto con le minus di un altro?

Si, con il regime dichiarativo, è possibile compensare le plusvalenze con minusvalenze su tutti i conti che sono in regime dichiarativo

❓ Un conto in regime amministrato può passare al regime dichiarativo?

Si, l’investitore o trader deve scegliere il regime fiscale al momento dell’apertura del conto ma può cambiare da un regime all'altro, sempre con decorrenza dal 1 di gennaio dell'anno successivo alla richiesta del cliente del passaggio al regime dichiarativo